Enea e Anchise: dalla letteratura alla scultura

Gian Lorenzo Bernini a Galleria Borghese: Enea e Anchise, simbolo di forza e coraggio

Galleria Borghese presenta innumerevoli capolavori, ma la firma per la sua composizione espositiva, dovremmo darla a Gian Lorenzo Bernini. Egli ha realizzato 4 splendide sculture, ognuna con un significato specifico che caratterizza la sala. In particolare, esamineremo Enea e Anchise, scultura verticale, ripresa dalla letteratura latina.

Enea e Anchise, Gian Lorenzo Bernini, 1618-1619, marmo di Carrara, 219 cm, Galleria Borghese, Roma

Sala VI: la Sala del Gladiatore
La scultura occupa il centro della sala numero 6, intitolata “Sala del Gladiatore” perché rappresenta la celebrazione della forza e del coraggio. Oltre alla statua di Bernini, ritroviamo anche altre opere d’arte come bassorilievi, quadri ed affreschi. Tutto è circondato da questi due valori, tanto cari al mondo classico.

Bernini non è da meno! Riuscì a concepire una scultura dall’eco classico, ma dai toni moderni. I soggetti, sono ripresi dal noto poema letterario di Virgilio, in cui il giovane Enea, scappa con suo padre e suo figlio, dalla bruciante Troia, per raggiungere il Lazio e fondare quella che sarà una delle capitali più longeve della storia: Roma.

Enea e Anchise, Gian Lorenzo Bernini, 1618-1619, marmo di Carrara, 219 cm, Galleria Borghese, Roma

Osserviamo l’opera
Enea e Anchise ha un chiaro richiamo alla verticalità. La sua composizione dev’essere per forza letta dall’alto verso il basso. Ciò però non è casuale! Perché come possiamo notare, è possibile scoprire ben tre generazioni che scappano dalla città di Troia. L’anziano Anchise, seduto sulla spaglia del figlio, temprato dall’età, porta in mano le ceneri degli antenati. Enea, forte e barbuto al centro tra il passato ed il futuro, tenta una fuga dalla città. Ed infine il piccolo Ascanio, impaurito dalla situazione, segue il padre e tiene in mano l’eterno fuoco vivo preso dal tempio di Vesta.

Banalmente può rappresentare un semplice richiamo all’Eneide di Virgilio, in realtà qui ritroviamo un verso simbolo di coraggio e forza. Sì perché tramite questo gesto, “nacque” Roma, capitale del mondo. E non solo! La forza in questo senso non è fisica, bensì politica… Un valore che ha peso in un buon governo. Tutto ciò vuole alludere al ruolo del committente della scultura e di tutto lo spazio espositivo della Galleria, vale a dire i Cardinali Borghese.

L’iconografia ripresa dal Bernini è molteplice, oltre a Michelangelo, la prima scultura realizzata dall’artista romano per la famiglia Borghese, riprende un quadro di Federico Barocci: Fuga di Enea da Troia. La sua composizione, realizzata con il marmo di Carrara, dev’essere vista a 360 gradi. Tutto ruota in quel concetto di buon governo che è tramandato di generazione in generazione e questo lo possiamo notare soprattutto dai dettagli che richiamano i caratteri peculiari dei personaggi: le rughe per Anchise, la giovinezza per Enea e la fanciullezza per Ascanio.

Fuga di Enea da Troia, Federico Fiori detto Barocci, 1598, olio su tela, 176×253 cm, Galleria Borghese, Roma

Da visitare assolutamente
Oggi poter osservare una scultura di questo calibro, significa davvero comprendere che per governare bene il proprio Paese bisogna saper custodire i valori della forza morale e del coraggio. Perché proprio come Enea, fondatore di Roma, ha tramandato il suo passato tramite le orme del padre Anchise, donando al figlio la custodia della propria cultura.

6 commenti su “Enea e Anchise: dalla letteratura alla scultura

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